...il pubblico non lo voglio - scriveva Panella - li voglio uno ad uno. Dicono che i miei testi non si capiscono, ma cosa vogliono capire? Che la vita e l'amore fanno soffrire? Vogliono capire quello che sanno già. Io rifiuto la logica borghese per cui se la canzone ha un senso significa che l'acquirente non è stato derubato sul prezzo. Dicono che le mie sono parole in libertà: perchè, esiste forse una gabbia dalla quale liberarle? Io sono più che chiaro: sono pre-claro.
...l'amore è malore? ...No, ragazzi, non lo è... ...se pensate che lo sia, non lo fate... ...date un taglio alla celebrazione del martirio, va a finire che vi prende la mano il piacere di infliggerlo.
...sulla libertà {da "La Repubblica" - 8 marzo 2001} Non è agevole muoversi nella libertà, anzi cerco limiti. Più è stretta la via, meglio mi trovo. Le canzoni migliori si scrivono in galera, almeno a giudicare dagli irregolari della letteratura francese come il marchese De Sade, Genet o Céline, che in prigione hanno scritto buone canzoni. La libertà mi sembra solo una voce messa incautamente in giro.
{citato da Edmondo Berselli - Il messaggero 3-1-1995} Sarà. ma l'intelligibilità cos'è? Questa immensa banalità del linguaggio retorico di chi si definisce poeta... La scrittura viene fuori da una lunghissima manipolazione di fanghiglia, fino a che ne nasce una frase che è la risoluzione del tutto. Ma il genio è nella manipolazione del fango e quindi presuppone il fango. L'intelligibilità della frase presupporrebbe la conoscenza del rimestio da cui è nata. E una frase non nata così è vuota retorica. Se genio deve esserci, esso non può che nascere dalla fanghiglia, dal miscuglio, dalla broda.
Premessa a Hegel: Tratto da "Lucio Battisti. Al di là del mito." Ringrazio ...Mister X che l'ha trascritto. Hegel è la canzone. E' un pachiderma centrale, mediano, indeciso come la canzone. Hegel è la parola, in lui appare l'apparenza, è già Don Giovanni. Questo disco può essere tutto o il contrario di tutto, nel senso che potrebbe essere il lavoro di un artista formalizzato su stilemi ormai irreversibili o il respiro di un musicista "assente" che di tanto in tanto piomba nelle nostre vite per poi sparire di nuovo. E' la sintesi estrema che trova nell'apparente vuoto di forma, nella finta staticità, nell'ingannevole assenza di melodia, la finalizzazione della musica. Non è la canzone per luoghi affollati nè per diffusioni sonore da grandi magazzini. E' una canzone non da ascoltare ma da sentire, non coinvolgente ma avvolgente nella totalità di "suono-parola".
Panella in occasione del suo divorzio artistico con Battisti, 1994; grazie a: IEVA@sesam.it La canzone è una bella sospensione Non può diventare consuetudine E il bello del canto sta nella cessazione quasi nella sua confutazione La canzone è una Non tante E non ha che una voglia: cambiare cantante La musica è comunque musichetta Bella per questo: che non disturbi troppo chi aspetta una finezza rara dalla vita: questa illusione rapida finita credibile quanto più vanterà la sua mancanza di credibilità
Da "La corazzata" 1997 Duchesca, ogni settimana, inviava fuorvianti elzeviri a un giornale dal direttore totemico e scriveva versetti cifrati per canzoncine inutilmente amate e detestate inutilmente, essendo rivolti quei versi a una persona sola, a lei, cui idealmente dedicava tutte le vittime impalate, trafitte dalle pertiche di quei versi sfrondati di ogni fronzolo comunicativo.
Panella sul Notre Dame de Paris {Fonte: Il Giorno, 10 ott 2002} ...La partitura di Riccardo è più complessa dell'originale francese. E io ho tradotto la partitura. Il libretto francese mostra i personaggi solo di fronte, io li ho descritti anche di spalle.
Prefazione a un cd antologico di Clem Sacco edito dalla On Sale Music di Italo Gnocchi: CLEM SACCO - IN ACTION, On Sale Music - 52OSM 075 (2006, grazie a Edmondo Barbero per la segnalazione) PER CLEM SACCO Con quanta ostinazione quest'uomo, con quanta allegria rabbiosa, con quanto sentimento di sé e non di chissà cosa, come fintamente avrebbe potuto far credere, con quanta avventurosa e rapida avidità di suono e di parole, com'è per l'avanguardia, con quanto giusto disprezzo per un mezzo risibile se distanziato dal sostentamento, con quanta tentazione commerciale, lussuriosa perché esposta, con quanta grazia beffarda e mascalzona, quest'uomo ha sfruttato la canzone come si deve e non come si nega. Questo si chiama: vivere di canzone. Torcendo il fil di ferro della propria vita intorno al rocchetto italiano.